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L’annuncio del presidente statunitense Donald Trump di un accordo per il disarmo di Hamas è stato sorprendente. La sua effettiva concretizzazione però è tutta da vedere: il gruppo politico e militare palestinese ha già specificato una serie di condizioni di difficile realizzazione nel breve termine, fra cui il ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia di Gaza. Anche Israele è al momento scettico e lo stesso Trump, dopo i primi entusiasmi di venerdì, ha già ridotto le aspettative.

Hamas governa la Striscia ininterrottamente dal 2007, e in quasi vent’anni è stato tutto a Gaza: forza militare, strumento di controllo e repressione con polizia ed esercito, ma anche datore di lavoro e fornitore di servizi essenziali come acqua ed elettricità. La leadership del gruppo però è stata decimata negli oltre due anni di guerra nella Striscia, il suo sostegno fra la popolazione è molto ridotto, ed è difficile capire quanto ancora sia in grado di controllare il territorio e quali siano le sue capacità militari. Hamas non è stato «distrutto» da Israele, come il primo ministro Benjamin Netanyahu si proponeva di fare all’inizio della guerra, ma sicuramente sta passando una fase complicata.