Due nonne, due donne distrutte. Una, quella della famiglia Angelucci-Sala di Seregno, si ferma sul sagrato della chiesa poco prima della funzione: “Questa volta ce l’hanno fatta grossa, non rivedrò più il mio Lorenzo”. La seconda, quella della famiglia Gianturco-Bianco di Monza, ha percorso pochi metri dalla sua abitazione per ringraziare con le lacrime agli occhi le duecento persone circa che ieri alle 8 si sono date appuntamento alla chiesa della Santissima Trinità degli Artigianelli a Monza: “Sarebbero contenti che siete venuti così in tanti”. Una funzione religiosa, una messa concelebrata da tre sacerdoti, in attesa di un funerale ancora là da venire. I sette italiani morti nell'incidente aereo in direzione Nazca, immortalati prima di partire per il Perù. Da sinistra verso destra: la coppia Angelucci, Cristina Bianco, Matteo Gianturco (ragazzo maglia nera), Paolo Gianturco, Lorenzo Angelucci e ultimo a destra Pietro Gianturco

“Non abbandoniamoci alla disperazione”

A organizzarla un padre Pavoniano, punto di riferimento della chiesa a due passi dal palazzo in cui vivevano Paolo Gianturco e la moglie Cristina Bianco con i due figli Matteo, 24 anni e Pietro, 18. Padre Mario Trainotti era, del resto, consigliere spirituale della coppia di manager monzesi e durante la cerimonia ha voluto ricordare il privilegio “di aver conosciuto due persone animate da una fede sincera e robusta”. E ha chiesto di non abbandonarsi alla disperazione per questo incidente “che ce li ha strappati via”, ma di ringraziare come sta facendo lui per “aver goduto della loro compagnia, amicizia e collaborazione”. E sì, mentre ci si interroga sulla tragedia, “ti chiediamo consolazione e speranza” ha ripetuto più volte. E che “il Signore ci aiuti almeno un po’”. La veglia in memoria delle vittime dell'incidente in Perù