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Rosanna Scardi

Le testimonianze dell'insegnante del liceo di Lorenzo Angelucci e Matteo Gianturco e della vicina di casa della famiglia monzese

Incredulità e dolore tra le persone che conoscevano le vittime della tragedia in Perù. Una vacanza attesa, a un passo dai geoglifi, quelle enormi tracce sul terreno nel deserto di Nazca. Proprio lì il volo turistico ha perso il contatto con la torre di controllo, quindi l'esplosione nel cielo per cause ancora da accertare. Tra le 13 vittime, sette erano italiane.

Marina Fumagalli è stata la professoressa di italiano al liceo Don Carlo Gnocchi a Carate Brianza di Lorenzo Angelucci e Matteo Gianturco, entrambi 24enni: il primo lo aveva accompagnato, nel triennio, fino alla maturità, il compagno per molto meno tempo perché aveva cambiato percorso di studi. I due ragazzi erano iscritti a Scienze applicate. «Ho seguito molto Lorenzo – afferma la docente -, era un ragazzo vivace, intelligente, positivo, se incontrava delle difficoltà, si impegnava nel risolverle. Era disponibile all’ascolto e cercava sempre di migliorarsi, ci teneva molto alla buona riuscita scolastica e per la sua età era molto responsabile». La professoressa l’aveva incontrato lo scorso autunno, «in biblioteca a Seregno, dove era andato a studiare con i compagni del liceo, sempre sorridente e cordiale» e conosceva bene anche i genitori, mamma Elena e papà Massimo. «Aveva un bel rapporto – precisa – con me come con tutto il corpo docenti, immagino che avrebbe voluto lavorare nell’azienda del papà». Le passioni di Lorenzo erano «allenarsi in palestra e viaggiare», precisa la professoressa che si ricorda anche di Matteo: «Un giorno tornò a salutarmi, lui e Lorenzo erano amici. Non so se il legame tra le famiglie sia iniziato grazie a loro o se abbiano iscritto i figli alla stessa scuola perché già i genitori si frequentavano».