di
Federico Berni e Rosanna Scardi
Le vittime, i Gianturco e gli Angelucci, manager e imprenditori, erano legati da anni
I sorrisi, gli abbracci. Sempre uniti. Felici. Come nell’immagine che li ritrae tutti insieme in aeroporto, prima di imbarcarsi verso il Perù, l’ultima delle loro vacanze di gruppo finita tra le lamiere di un piccolo aereo turistico che si è schiantato mentre sorvolava il sito archeologico delle linee di Nazca. Tredici morti, di cui sette italiani. Due famiglie annientate. Unite da un’amicizia datata, indissolubile. Paolo Gianturco e la moglie Cristina Maria Bianco, 59 e 57 anni. Casa in centro a Monza, lui manager in Deloitte, lei fondatrice e ad del gruppo Aegis, nel mondo della selezione del personale. Famiglia benestante: i figli, Matteo e Pietro, 24 e 18 anni, studenti. Il primo con laurea triennale alla facoltà di Economia di Bergamo, il secondo allievo del Collegio Villoresi, la scuola privata dell’upper class monzese. Con i Gianturco, in Perù, i compagni di viaggio di una vita. Massimo Angelucci, 58 anni, ingegnere titolare di un’impresa meccanica in Brianza, la moglie Elena Sala, 57, attiva nella gestione dell’azienda. Casa a Seregno, una manciata di chilometri a nord di Milano, e un figlio: Lorenzo, 24 anni anche lui, fresco di laurea al Politecnico di Milano. Un legame nato grazie all’amicizia dei due figli coetanei, poi rafforzato proprio dai viaggi.











