La crisi di Ceuta riapre il confronto europeo su migrazioni, Schengen e solidarietà tra Stati membri. Per Federica Onori, presidente dell’Unione Interparlamentare Italia-Spagna, Roma e Madrid dovrebbero tornare a cooperare, evitando che l’emergenza diventi terreno di scontro ideologico e di competizione elettorale. Sullo sfondo, il rischio che i flussi migratori vengano utilizzati come strumenti di pressione geopolitica e che le divisioni interne indeboliscano la capacità dell’Unione di agire

Ceuta è diventata il punto in cui si incrociano migrazioni, consenso e geopolitica. L’emergenza nell’enclave spagnola ha acceso lo scontro tra Madrid e alcuni partner europei, Italia compresa, riportando al centro la tenuta di Schengen e la capacità dell’Unione di reagire come un soggetto politico. Per Federica Onori, presidente dell’Unione Interparlamentare Italia-Spagna e deputata di Azione, il rischio è che una crisi circoscritta venga piegata alle convenienze elettorali, trasformando due alleati naturali del Mediterraneo in avversari. E mentre la diplomazia tra governi si irrigidisce, il canale parlamentare potrebbe tornare utile per ricostruire fiducia.

La crisi di Ceuta ha trasformato in pochi giorni la questione migratoria in una crisi politica europea. Ventidue Paesi hanno chiesto di valutare misure straordinarie, mentre Pedro Sánchez ha parlato di un attacco alla Spagna. Siamo davanti a una fisiologica divergenza tra governi o al segnale che la solidarietà europea si ferma quando la pressione migratoria colpisce un altro Paese?