Sfide scientifiche
Un portatile HP bloccato da una password del BIOS, acquistato sul mercato dell’usato e apparentemente destinato a diventare un costoso fermacarte, è tornato pienamente utilizzabile grazie a un lavoro di reverse engineering assistito da Claude Code. Il caso riguarda un HP 15-dw1036ne con firmware F.68, macchina basata su processori Intel Core di decima generazione e commercializzata attorno al 2020. Il proprietario non ha semplicemente recuperato l’accesso alle impostazioni: ha modificato il firmware, neutralizzato un controllo crittografico RSA-2048 e reso visibili 55 opzioni che il produttore aveva nascosto.
L’episodio raccontato pubblicamente non dimostra che un chatbot possa sbloccare con pochi comandi qualsiasi computer. Dietro il risultato ci sono un programmatore SPI CH341A, numerosi tentativi di scrittura, strumenti di analisi binaria e una discreta conoscenza dell’architettura UEFI. Rende palese che i modelli generativi orientati alla programmazione stanno diventando assistenti credibili anche nelle attività di reverse engineering, un terreno che fino a poco tempo fa richiedeva lunghe sessioni manuali tra disassembler, strutture binarie e codice macchina.
Claude Code entra nel BIOS di un notebook HP









