In 45 minuti l’AI ha alterato senza lasciare tracce un formato utilizzato da decenni negli Stati Uniti. Thermo Fisher Scientific per rimediare ha rilasciato un aggiornamento di sicurezza
Sono bastati 45 minuti. Tanto è servito per modificare un file di analisi del Dna senza lasciare tracce, usando Claude, il modello di intelligenza artificiale di Anthropic, per scrivere il codice necessario. A riuscirci è stato Nathan Adams, ingegnere dei sistemi tra i ricercatori coinvolti nello studio: ha combinato le scansioni di due profili genetici distinti all'interno di un nuovo file, che appariva intatto dal 2015. I software di laboratorio non hanno prodotto alcuna segnalazione.
La scoperta è di un gruppo di esperti forensi e informatici e riguarda la tecnologia impiegata da buona parte dei laboratori forensi statunitensi per analizzare le prove. Una precisazione è necessaria subito, perché il rischio di equivoco è alto: la falla non consente di falsificare il Dna fisico. Riguarda i dati prodotti dalle scansioni computerizzate dei campioni fisici, cioè i file digitali su cui poi lavorano periti, investigatori e tribunali.
Il problema esiste probabilmente in quei file almeno dal 1995, il che espone trent'anni di archivi giudiziari. Con una precisazione: non significa che per trent'anni qualcuno li abbia alterati, ma che la possibilità è rimasta aperta per tutto quel periodo. Ciò che è cambiato è la facilità di sfruttarla: i recenti progressi tecnologici hanno reso molto più semplice una possibile manomissione.Le conseguenze possibili sono intuitive. In teoria un attacco informatico potrebbe rimuovere o aggiungere profili genetici dopo la scansione delle prove raccolte sulla scena di un crimine: il profilo di un sospettato potrebbe essere eliminato dalle evidenze digitali, oppure sostituito con quello di una persona innocente.








