Patch management

Una password del BIOS dovrebbe rappresentare una barriera difficile da aggirare: protegge l’accesso alle impostazioni del firmware, impedisce modifiche alla sequenza di avvio e contribuisce a difendere il dispositivo da attacchi fisici. Proprio per questo motivo, desta sorpresa la scoperta resa pubblica dai ricercatori di MDSec e AmberWolf: su diversi sistemi Dell, la password non viene conservata come un hash crittografico irreversibile, ma tramite un semplice algoritmo XOR che, in molti casi, permette di ricostruirla integralmente leggendo il contenuto del chip SPI flash. La vulnerabilità, identificata come CVE-2026-40639, mette in discussione un meccanismo presente da anni su alcune piattaforme Dell e ha già portato alla pubblicazione di aggiornamenti firmware per parte dei modelli interessati.

Il problema assume particolare rilevanza negli ambienti aziendali. Molte organizzazioni configurano la stessa password BIOS su intere flotte di notebook e workstation per semplificare la gestione centralizzata. Se tale credenziale diventa recuperabile da un singolo dispositivo smarrito, rubato o dismesso senza una corretta cancellazione del firmware, il rischio si estende potenzialmente a numerosi altri sistemi.