BitLocker non basta più. Questa è la conclusione a cui giunge HP, che ha per questo recentemente annunciato TPM Guard come funzionalità inclusa sui suoi dispositivi per prevenire una nuova tipologia di attacchi molto sofisticati che rendono la funzionalità di Windows di fatto inutile.
HP TPM Guard risolve una vulnerabilità di BitLocker
BitLocker è nato come soluzione per proteggere i dati dagli attacchi fisici: l'intera partizione è cifrata e i dati sono quindi completamente inaccessibili, anche qualora si estraesse il disco e lo s'inserisse in un altro computer per aggirare la necessità della password di Windows.
Avere accesso ai dispositivi e ai dati in essi contenuti è particolarmente d'interesse per i criminali, dato che spesso ciò consente di avere accesso a informazioni riservate o ad applicazioni interne, con la possibilità di entrare nelle reti aziendali e insediarvisi. Rubare un portatile è dunque una soluzione (relativamente) facile per accedere a un dispositivo senza dover penetrare le difese informatiche, e BitLocker è pensato per fermare questo genere di attacco.
Il problema è, come evidenzia HP, che l'architettura stessa ha delle vulnerabilità. Una tecnica nota come "TPM bus snooping" ("sbirciata nel bus del TPM") consente infatti d'intercettare le comunicazioni tra la CPU e il TPM, il modulo di sicurezza che gestisce le chiavi crittografiche tra cui anche quella di BitLocker. La comunicazione tra CPU e TPM non è infatti cifrata e ciò consente a criminali con la giusta attrezzatura (dal costo piuttosto ridotto di appena 20 dollari) di frapporsi tra i due per intercettare le chiavi di BitLocker e avere, dunque, accesso illimitato ai dati. Dal momento che si tratta di un problema hardware, non basta aggiornare il software.










