Processori
Il chip TPM (Trusted Platform Module 2.0) dovrebbe rappresentare uno dei punti più difficili da aggirare nella catena di fiducia di un PC moderno. Conserva materiale crittografico, registra misure sull’avvio della macchina e permette a sistemi locali o remoti di verificare che chiavi e informazioni sull’integrità provengano realmente dal dispositivo atteso. Proprio per questo le vulnerabilità CVE-2026-6726 e CVE-2026-6727 emerse a ridosso di ferragosto 2026 hanno fatto suonare un campanello d’allarme.
I problemi interessano il codice di riferimento TPM 2.0 del Trusted Computing Group (TCG) e AMD ha confermato che le proprie implementazioni firmware presenti in un vastissimo numero di processori risultano coinvolte.
Il problema ha una portata particolare anche per il mondo Windows. Microsoft richiede TPM 2.0 per Windows 11 e usa il componente in varie funzioni di sicurezza, dal Measured Boot alla protezione delle chiavi, fino agli scenari di attestazione dello stato del dispositivo. La specifica TPM 2.0 risale ormai a oltre un decennio fa, ma il requisito imposto da Windows 11 l’ha trasformata in una tecnologia praticamente onnipresente sui PC recenti. Le due falle pubblicate l’11 agosto 2026 dal TCG colpiscono tutte le revisioni interessate del reference code fino alla v184 del 2025; AMD assegna loro, con CVSS 4.0, punteggi rispettivamente di 8,5 e 8,3.







