Si riaccende il confronto politico sulla gestione dei conti pubblici di Lecce e, in particolare, sull’utilizzo del contributo straordinario riconosciuto dallo Stato per accompagnare il Comune fuori dal predissesto. A rilanciare la polemica è Lecce Città Pubblica, attraverso l’avvocato Gabriele Molendini, che punta il dito contro le scelte della giunta del sindaco Adriana Poli Bortone, accusata di non aver destinato integralmente le risorse aggiuntive all’accelerazione del piano di rientro dal disavanzo.

Secondo Lcp, quel milione aggiuntivo avrebbe dovuto essere utilizzato esclusivamente per ridurre più rapidamente il debito accumulato negli anni e anticipare l’uscita dal predissesto. «Un milione in più all’anno del Governo invece di utilizzarli per uscire più in fretta, li utilizzano per spese correnti. La Corte dei Conti ha richiamato il Comune a utilizzare i soldi esclusivamente per il rientro in anticipo», afferma Molendini, che considera quelle somme con una destinazione vincolata.

Le critiche arrivano dopo l’approvazione della delibera di assestamento di bilancio, che per l’opposizione rappresenterebbe la dimostrazione di un utilizzo delle risorse non coerente con lo spirito del contributo statale e con le osservazioni formulate dalla magistratura contabile. Molendini ha affidato la propria posizione anche a un lungo intervento pubblicato sui social, dal titolo «Pantalone, Adriana e il patto violato», nel quale ricorre alla metafora di una famiglia indebitata aiutata dall’anziano patriarca “Pantalone”. Nel racconto, il benefattore concede ogni anno una somma con l’unica condizione che venga utilizzata per estinguere più rapidamente il debito, mentre chi amministra le finanze familiari decide di destinare parte delle risorse a sostenere nuove spese quotidiane. Una parabola che, nelle conclusioni, richiama esplicitamente la gestione del bilancio comunale e accusa l’amministrazione di aver ignorato i richiami della Corte dei Conti sull’utilizzo del contributo statale destinato al rientro dal disavanzo.