Le auto cinesi hanno ormai conquistato il 12% del mercato italiano e, nel solo segmento delle elettriche, valgono il 39% delle immatricolazioni. Un risultato che, secondo sindacati e associazione dei costruttori, sarebbe stato favorito anche dagli incentivi varati dal Mimit, finiti per sostenere soprattutto i costruttori asiatici anziché la produzione europea. «Il provvedimento ha usato i fondi inutilizzati per le colonnine, in un Paese in cui l’infrastrutturazione non gode di ottima salute. In totale sono stati stanziati 600 milioni, volatilizzati in sole nove ore, una sorta di click day che ha finito per favorire i concorrenti asiatici. Avevamo avvisato il governo: così regalate soldi ai cinesi. Nessuno ha ascoltato», ha sostenuto il presidente dell’Anfia, Roberto Vavassori. I numeri delle immatricolazioni A ottobre Anfia scenderà in piazza a Strasburgo per chiedere una revisione delle politiche europee sull’automotive. «Faremo come gli agricoltori. Vogliamo convincere la politica che serve protezione per il settore auto», ha spiegato Vavassori.I numeri elaborati dalla Uilm sui dati Acea mostrano come l’avanzata cinese non riguardi soltanto il mercato italiano. Nei primi sei mesi del 2026, tra Unione europea, Efta e Regno Unito, sono state immatricolate 7,2 milioni di autovetture, in crescita del 6,1% rispetto allo stesso periodo del 2025.