SUSEGANA/NERVESA/SERNAGLIA (TREVISO) - «Questo è il nostro fiume: conosciamo i suoi rischi e i suoi segreti. Non vi rinunceremo soltanto perché qualcuno non ha un minimo di buon senso». È il concetto che la maggior parte dei bagnanti esprimeva sotto il sole cocente di ieri pomeriggio, in costume e con le ginocchia immerse nelle acque del Piave.
Con due varianti perché alcuni si riferivano alla mancanza di buon senso di chi si tuffa nei punti più pericolosi oppure senza saper nuotare, altri invece con quel “buon senso” lanciavano una critica nei confronti dell’ordinanza comunale che a Susegana ha ribadito il concetto della non balneabilità del Piave, definendo la possibilità di applicare sanzioni da 25 a 500 euro. E in alcuni casi, ragazzi, coppiette, solitari o intere famiglie si sono ritrovate a dare un commento su isolotti al preciso confine tra un Comune che vieta esplicitamente i bagni sul Piave e un altro che non lo fa.«Se mi tuffo a sinistra, posso venire multato. Se mi tuffo a destra, invece, no. Non è assurdo che non vi sia una linea comune?» chiede un trevigiano, mentre dietro di lui un gruppo di ragazzi guada da una parte all’altra. Le opinioni A decine ieri hanno raggiunto gli isolotti in mezzo al greto del fiume per immergersi e trovare refrigerio. Prendendo a campione tre spiagge, ovvero Susegana, Nervesa e Falzè (Sernaglia della Battaglia) emerge come tutti gli intervistati siano d’accordo sul fatto che il Piave possa essere pericoloso in alcuni punti e in alcuni contesti. Ma - secondo loro - questo non significa che debba venire bandito.«Esattamente come il mare» spiegano a Falzé. «Quanta gente perde la vita al mare? E quanti in montagna? Finire in un mulinello o tuffarsi senza saper nuotare è come andare a fare una ferrata in infradito» racconta un bagnante a Falzè. «Qui ci conosciamo tutti - ribadisce anche Gabriele, che scende al Piave quasi ogni giorno - E tutti sappiamo cosa si può fare e che cosa non si può fare. È capitato anche a me di salvare delle persone dall’acqua. Una bambina una volta, degli stranieri un’altra. Ma questo non significa che sia un rischio per tutti».A Nervesa i parcheggi erano pieni: c’è chi si è portato persino i gommoni. «È la prima volta che veniamo qui - raccontano quattro amici, alcuni di Treviso, altri dall’estero - Ci hanno consigliato di salire più a monte perché il fiume qui è più tranquillo».Più radicale l’opinione di un altro bagnante: «È assurdo. Venivo qui da quando ero piccolo. Dovrebbero mettere un cartello con su scritto che chi entra, lo fa a proprio rischio e pericolo. Che nessuno verrà a salvarti se affoghi. Questo dovrebbe bastare».Nel frattempo, nonostante il divieto, ombrelloni e tuffi si sono visti anche lungo la spiaggia di Susegana. «Divieto? Quale divieto?» chiede un papà a manina nell’acqua con due bimbe piccole.












