PEDEROBBA (TREVISO) - «Regolamentare gli accessi? Ma se non ci ascoltano neanche quando diciamo loro di non far fare il bagno ai bambini nei punti più profondi. Ci dicono di farci gli affari nostri. Ma poi chiamano aiuto». A parlare è l'associazione Caimani del Piave, un gruppo di volontari che da sempre si impegna nella valorizzazione delle sponde.

«Il problema è che qui non ascolta nessuno. Negli annali non c'è un solo caso di un pederobbese morto affogato: il Piave viene frequentato da gente di fuori oppure da stranieri. Spesso non sanno nemmeno nuotare, eppure per qualche motivo si tuffano comunque nei punti più profondi. Noi sconsigliamo sempre alle famiglie di portare i bambini in acqua, ma i papà e le mamme ci mandano a quel paese, dicendoci che non siamo dei bagnini e che la spiaggia è libera».

I volontari, che conoscono bene il fiume, sono quasi sempre presenti nelle domeniche estive. «Conosciamo bene anche quella famiglia: venivano spesso al Piave con i bambini. La piccola è scivolata sui sassi nell'unico punto dove c'è un buco particolarmente profondo. E non può essere colpa del Piave, lì».

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