Milano - “Come vivo queste giornate? Molto male. Per me don Antonio era un padre, e lui mi ha fatto sempre sentire figlia. Quindi oggi soffro come quando se ne va un familiare, una persona che si conosce in profondità”.

Barbara Celani è arrivata in Fondazione Exodus a “metà cammino, venti anni fa”. È un’educatrice e oggi si occupa di genitorialità e infanzia in una delle sedi di Exodus sparse in Italia. Iniziata infatti come progetto educativo itinerante, con la ormai celebre “carovana“, nel 1985, “l’arca di Noè“ di don Mazzi è diventata sempre più grande e ha imbarcato sempre più ragazzi e educatori. Oggi dispone di oltre 40 centri in Italia, tra case accoglienza, comunità, centri ascolto e orientamento. Ospita ogni anno circa 900 persone con problemi legati alle dipendenze e accoglie 50 nuclei familiari. Ancora, nei centri giovani e nei progetti musicali e sportivi coinvolge oltre 20mila ragazzi e promuove corsi di formazione per oltre 3mila genitori e insegnanti.

Celani, tutto un mondo di iniziative e progetti e tantissime persone coinvolte. Come ci riuscite?

“Tutto merito del nostro precursore un po’ folle. Vede, don Antonio aveva tante caratteristiche peculiari, ma ce n’era una che mi colpiva di più di tutti: sapeva guardare il mondo a 360 gradi, in tutte le sue sfaccettature. Intercettava tutto. Capiva tutto. Era un personaggio coinvolgente. A noi educatori ha insegnato moltissimo, e se lo abbiamo seguito è anche per questa sua caratteristica”.