Un paio di sandali, ai piedi del feretro. Un bastone da viandante e la Bibbia aperta sulla Pentecoste. Come un prete di strada. Il corpo di don Antonio Mazzi è avvolto in un lenzuolo, con sopra i nomi degi educatori di Exodus, scritti con i pennarelli colorati. Una grande foto mostra il sacerdote sorridere e guardare il cielo. Di fianco la scritta: "I sogni sono sempre giovani".

Ci sono famiglie, e anche i ragazzi della comunità. Uno di loro, ora cresciuto, si avvicina al feretro e piange, a lungo. "Mi ha salvato", racconta R. "Mi fa un certo effetto vedere la camera ardente allestita qui". Siamo nel Parco Lambro, all’indomani della morte del sacerdote, nella cascina dove ha abitato fino alla fine dei suoi giorni e dove ha sede Fondazione Exodus, vocata al contrasto delle dipendenze. Una grande "arca di Noè", la definiva il suo fondatore. "Proprio qui", continua R., indicando la sala nella quale in tanti entrano per l’ultimo saluto "facevamo le cene o ci riunivamo per qualche avvenimento importante. Sono arrivato quando avevo poco più di vent’anni. Ero completamente perso. Non avevo niente. Era morta mia mamma e vivevo per strada. Avevo solo una ragazza, che mi ha aiutato. Mi ha detto perché non provi ad andare da don Mazzi’", e allora "ci ho provato. Sono arrivato qui e la prima persona che ho incontrato varcato il cancello è stata proprio lui. Ricordo che lo vedevo spesso in tivù, allora mi sono avvicinato e gli ho detto: ’fa una certa impressione vederla dal vivo’. E lui mi ha risposto: ’sei tu che fai impressione, vai su con gli altri, cammina!", racconta tra il sorriso e la commozione. Perché è questa la cosa che colpiva: "Le cose te le diceva proprio dritte", dicono i ragazzi che ora vivono in cascina. "Siamo stati con lui fino all’ultimo respiro. Non voleva mai stare solo. Per dieci giorni ci siamo dati il turno, e sono stati dieci giorni bellissimi", raccontano. Bellissimi perché, "anche se stava male, ci ha parlato di futuro. Ci ha detto di curare le case che abbiamo qui, il giardino, perchè l’ambiente fa tutto. Ci ha dato le sue direttive. E soprattutto, ci ha detto di non mollare mai".