Milano, 3 agosto 2026 – “C’è un tempo per nascere e un tempo per rinascere”. La frase scritta sulle magliette dei suoi ragazzi rappresenta meglio di ogni altro slogan ciò che don Antonio Mazzi è stato: l’uomo dalle infinite possibilità. “Non ti inchiodava mai al tuo passato, non ti chiedeva “che hai combinato?“ ma “quando ricominciamo?“ perché c’è una differenza enorme tra chi guarda un uomo e vede il suo errore e chi guarda lo stesso uomo e vede il figlio che può diventare.

Don Antonio aveva questo sguardo: non vedeva tossicodipendenti, vedeva ragazzi. Non vedeva detenuti, vedeva uomini. Non vedeva falliti, vedeva figli che aspettavano soltanto qualcuno abbastanza ostinato da credere ancora in loro”. A ricordarlo nell’omelia è don Massimo Parrella, superiore generale Opera Don Calabria. Tra lacrime e abbracci, Milano ha salutato nella basilica di Sant’Ambrogio il fondatore della comunità Exodus, scomparso a 96 anni, che nella cascina del Parco Lambro ha salvato migliaia di ragazzi dalla droga e da tante fragilità. Addio a don Antonio Mazzi

Il testamento del “Ciao”

Per don Mazzi amici, collaboratori, ex ospiti, volontari, cittadini, rappresentanti delle istituzioni e di più mondi, dallo sport allo spettacolo, si sono stretti accompagnando la bara nuda, ornata da un solo girasole poi circondato da tanti fiori di anthurium rossi, a forma di cuore, adagiati dai suoi educatori storici.