Una grande manifestazione di affetto «che ha superato persino le nostre aspettative con tanta gente che ci è stata vicina, anche persone che si erano allontanate o che non conoscevamo. Questo ci chiede un impegno ulteriore». Così Franco Taverna, amico da quasi mezzo secolo di don Antonio Mazzi e vicepresidente di “Exodus”, sintetizza la giornata delle esequie, in cui l’intera Milano, ma anche tutto il Paese, si è stretta intorno alla grande famiglia della Fondazione. «Segno - aggiunge - che don Antonio ha seminato bene. Anche negli ultimi giorni, quando appariva preoccupato per il domani, gli dicevo: “Hai gettato semi e sono nate piante che tocca a noi, adesso, innaffiare”».Il sindaco Giuseppe Sala ha detto di volersi confrontare con voi per il futuro, oltre l’omaggio formale del nome di don Mazzi iscritto al Famedio. Avete già in mente qualcosa?Exodus ha sede nella “Cascina Molino Torrette”, già censita all’inizio del ‘600 all’interno del Parco Lambro e che è di proprietà del Comune di Milano. Si tratta di una zona che è stata spesso attinta dalle esondazioni del Lambro, e quindi con il Comune vogliamo capire come valorizzare al meglio questi ambienti che sono anche un patrimonio storico. Inoltre, dovremo confrontarci con la Regione per i servizi dedicati all’adolescenza - non solo più per le tossicodipendenze - che sono essenziali e che rappresentano un mandato preciso che don Antonio ha lasciato a tutti noi. Vogliamo unire le forze per questa che oggi è una vera emergenza.Come hanno reagito i ragazzi di Exodus alla perdita di don Mazzi che, per molti di loro, era un padre?Anche sotto tale aspetto, posso dire che abbiamo “tenuto”, perché abbiamo lavorato bene in questi anni. Nella basilica di Sant’Ambrogio, per i funerali, c’erano quasi tutti, anche se non proprio al completo, perché alcuni magistrati non hanno dato l’autorizzazione per coloro che hanno questioni legate al carcere. Questo ci dice che c’è ancora tanto bisogno di un impegno che continuerà e di case di comunità che possano accogliere, per tempi anche abbastanza lunghi, persone che sono cadute dentro le problematiche delle dipendenze e che ormai non sono più solamente legate all’eroina. Infatti, da una ventina d’anni ci stiamo occupando anche degli adolescenti che portano con loro complicazioni crescenti. In passato il nostro impegno ha affrontato più che altro il tema dell’abbandono o del disagio scolastico.E oggi?Negli ultimi tempi, le fragilità toccano tematiche come, per esempio, la neuropsichiatria infantile, il disordine alimentare, l’isolamento nella propria camera, e ciò che vorremmo fare qui a Milano, sull’esempio di “Spazio 3” (la struttura avviata da quattro anni a Monza, ndr), è occuparci di questo. Anche perché se un figlio o una figlia iniziano a mostrare tali problematiche, i genitori spesso non sanno cosa fare o dove andare. Un altro tema è quello della violenza dei ragazzi, verso se stessi e verso gli altri, e delle bande. Ciò attiene al dialogo con il carcere minorile, per cui don Antonio, da 8-9 anni, ha avviato progetti con i centri per la giustizia minorile di Lombardia, Lazio e Sicilia con i quali abbiamo ottimi rapporti. Un ambito, quello dell’adolescenza, che è diventato più complesso e che esige una presenza costante, non semplicemente una teoria o una consulenza.L’arcivescovo Mario Delpini, nel messaggio per la scomparsa di don Mazzi, ha parlato della sua fede come del «segreto di una speranza inestirpabile». Exodus è una realtà laica, ma questo valore del sacerdote che l’ha fondata, continuerà?È un tema molto importante. Don Antonio aveva sempre un orizzonte di fede e questa dimensione spirituale è una delle preoccupazioni più grandi che abbiamo adesso. Con il superiore generale della Congregazione dell’Opera don Calabria, padre Massimiliano Parrella (che ha presieduto le esequie) dovremmo capire chi prenderà la cura di questa dimensione.Avete già pensato a una successione alla presidenza?Le cose sono già abbastanza chiare. Con don Mazzi abbiamo rinnovato lo Statuto, il giorno del suo compleanno, il 30 novembre del 2024. Questo prevede tre organismi. Uno è il “Tavolo” che è l’elemento carismatico, ossia sostanzialmente il gruppo dei responsabili che ha una maggiore storia sulle spalle e che ha il compito di mantenere viva la finalità e i principi. Poi c’è il Consiglio di amministrazione, l’organo gestionale organizzativo che esprime un presidente - venendo a mancare don Antonio, la settimana prossima, verrà nominato il successore - che ha il compito dei rapporti anche nei confronti delle istituzioni e della politica. Vi è, inoltre, un terzo organismo importantissimo che si chiama Comitato degli Enti, costituito dai frutti nati dalla pianta iniziale di Exodus che hanno generato, a loro volta, cooperative, consorzi, associazioni: potremmo dire il “grande Exodus”. Questi sono i tre livelli che andranno a gestire l’eredità di don Mazzi.
il vice di don Mazzi, Taverna: «Continueremo ad aiutare i giovani, sempre più fragili e soli»
Amico da quasi mezzo secolo di don Antonio Mazzi, Franco Taverna racconta il futuro della Fondazione Exodus e gli impegni nei confronti delle nuove generazioni, non solo più per le tossicodipendenze











