Roma, 2 ago. (askanews) – La “telenovela” SAFE non può andare avanti all’infinito. Anzi, per l’Unione europea è durata anche troppo. Non per il governo italiano, che ha rimandato all’autunno la decisione sull’effettivo utilizzo del Fondo messo in campo per sostenere le spese in difesa. La realtà è che Bruxelles e Roma, sul tema, hanno priorità e tempi diversi e difficilmente conciliabili.
Il 30 luglio il portavoce per i servizi digitali e la difesa della Commissione europea, Thomas Regnier, ha ribadito l’urgenza della risposta attesa dal governo italiano per confermare formalmente l’accordo di prestito nel quadro del programma europeo Safe per investimenti nella difesa, precisando la cifra definitiva che sarà richiesta, rispetto ai 14,9 miliardi di euro ‘prenotati’ inizialmente.
“Non abbiamo tempo da perdere e non possiamo permetterci di sprecare tempo con le potenziali risorse residue”, ha detto senza mezzi termini, rispondendo alle domande dei giornalisti durante il briefing per la stampa dell’esecutivo comunitario. Regnier ha ricordato che, oltre a Polonia e Lituania, che hanno chiesto altri prestiti dal programma Safe nel caso in cui non fossero utilizzati tutti i 150 miliardi disponibili, “possiamo aggiungere, ad esempio, la Romania, la Lettonia e molti altri. La realtà è semplicemente che abbiamo Stati membri in prima linea esposti a minacce quotidiane. E potrebbero aver bisogno, inclusa l’Ucraina, ovviamente, di ulteriori finanziamenti per potersi difendere e garantire la sicurezza dell’Europa; ed è qui – ha indicato – che la tempistica e i criteri temporali assumono un’importanza fondamentale”. Dunque “se dovessero esserci risorse residue nell’ambito del Safe, dobbiamo lanciare il secondo bando del programma entro la fine dell’anno. Non possiamo aspettare dicembre – ha sottolineato il portavoce – per sapere quali risorse possiamo riallocare a sostegno degli Stati membri in prima linea e dei paesi che potrebbero necessitare di ulteriori investimenti in questo contesto”.














