FIRENZE Filippo Giusti, dirigente della Sestese, realtà da 400 tesserati, e memoria storica del calcio giovanile e dilettantistico di Firenze e della Toscana.

Giusti, il calcio italiano prova a ripartire ma per illustri commentatori o alcuni addetti ai lavori - in ultimo il nuovo direttore tecnico della nazionale Claudio Ranieri -, la crisi in cui è sprofondato sarebbe da addebitarsi anche alle società di calcio giovanile e alle quote che vengono chieste alle famiglie. Cosa ne pensa?

"E’ un’accusa incredibile che respingo, e posso fare anche un conto. Una famiglia che paga 500 euro all’anno di quota per dieci mesi di attività porta suo figlio al campo quattro volte alla settimana, tre allenamenti e una partita. Significa poco più di 3 euro ogni volta che mette piede al campo in cambio della sua formazione e trovando strutture completamente mantenute dalle società stesse, che provvedono agli alti costi di manutenzione e gestione degli impianti sportivi. E per questo dobbiamo essere additati come ‘mangiabambini’? Saremmo noi il problema del calcio italiano? I campioni del mondo del 2006 sono cresciuti nella squadra del paese e poi sono approdati nei club professionistici, fino a che i ragazzi erano cresciuti fino a 13,14 anni nei settori giovanili dilettantistici, il calcio andava bene".