<p>La riforma relativa al settore del calcio attualmente all’esame del Parlamento «ha degli<strong> aspetti interessantissimi,</strong> perché tocca dei punti che molto prima di me erano stati evidenziati.
E abbiamo molto bisogno che qualcosa succede perché non c’è dubbio che il sistema abbia una grande necessità di modificare alcune regole del gioco».
Ma ci sono anche alcune «norme che vanno a sbattere con i principi dell’autonomia sportiva».
Lo ha spiegato <strong>Giovanni Malagò</strong>, <a href="https://www.milanofinanza.it/news/il-metodo-malago-per-la-figc-costruire-sistemi-prima-ancora-che-risultati-202605151132527802">il nuovo presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC)</a> in audizione in commissione Cultura al Senato nell’ambito dell’esame delle disposizioni in materia di sistema calcistico italiano. </p> <p> </p> <p>In particolare, il ddl 102 promosso dal senatore Paolo Marcheschi (FdI) ha almeno<strong> tre punti che vanno contro l’autonomia sportiva</strong>.
Il primo è «l’obbligo della convocazione nella squadra primavera di formati da almeno tre anni; il secondo riguarda la storia delle società professionistiche che non si può fare con un colpo politico (il provvedimento prevede un tetto di 80 club professionistici ndr); l’ultimo il discorso della missione premiale per le società che utilizzano giocatori under 23.










