La settimana appena trascorsa offre un confronto istruttivo tra le due principali banche centrali del mondo. Giovedì scorso si è riunita la Banca centrale europea. Mercoledì la Federal Reserve americana. In entrambi i casi i tassi ufficiali sono rimasti invariati, ma la reazione dei mercati è stata molto diversa.Dopo la conferenza stampa di Christine Lagarde, i rendimenti a lungo termine si sono mossi poco. Dopo quella del nuovo presidente della Fed, Kevin Warsh, i rendimenti dei titoli del Tesoro americani sono invece saliti sensibilmente, ai livelli più elevati degli ultimi vent’anni.

Può sembrare una questione per specialisti. Non lo è. Per un Paese come l’Italia, con un debito pubblico elevato e un’economia che dipende dal costo del credito, capire perché salgono i tassi americani è tutt’altro che un esercizio accademico. I Treasury sono il punto di riferimento della finanza mondiale. Quando il loro rendimento aumenta, aumenta il costo del capitale ovunque: per gli Stati, per le imprese e, alla fine, anche per le famiglie.La domanda, allora, non è perché la Fed abbia lasciato invariati i tassi ufficiali. Questo era ampiamente previsto. La vera domanda è perché siano aumentati i tassi che contano davvero: quelli a lungo termine.Per capirlo bisogna ricordare che una riunione di politica monetaria non serve soltanto a decidere il livello dei tassi ufficiali. Serve anche a spiegare come la Banca centrale interpreta l’economia e come reagirà ai dati futuri. Sono queste aspettative, molto più del tasso overnight, a determinare i rendimenti a lungo termine.