La Federal Reserve mantiene i tassi invariati, ma cresce la spinta per un aumento dei tassi, spia di un acceso confronto tra i 12 componenti del board. "Gran parte della discussione si è concentrata sulle questioni fondamentali per la conduzione della politica monetaria. Non le abbiamo evitate né ne abbiamo avuto timore", ha chiarito in conferenza stampa il presidente Kevin Warsh, per il quale "c'è stata molta più interazione tra i miei colleghi: è stata una vera e propria lite in famiglia".

L'economia sta dimostrando "un'impressionante resilienza, malgrado i recenti shock. Le tendenze sono positive e indicano una crescita solida", ha notato poi Warsh, alla sua seconda riunione da presidente. "L'aumento dell'occupazione ha tenuto il passo con l'espansione della forza lavoro e il tasso di disoccupazione ha subito variazioni minime. L'inflazione rimane elevata rispetto all'obiettivo del 2%, ma non ci sono alternative", ha detto il presidente Fed che aspetta di esaminare una più ampia gamma di dati.

Un "nuovo capitolo" sulla consapevolezza che "gli oltre cinque anni di inflazione al di sopra dell'obiettivo non possono essere risolti in nove settimane, né grazie a un singolo mese di modesti cali dei prezzi". Il Fomc con 9 voti favorevoli e 3 contrari ha confermato il tasso sui fondi federali in un intervallo tra il 3,5% e il 3,75%, a fronte dei voti contrari espressi dai presidenti di sedi regionali - Beth Hammack di Cleveland, Neel Kashkari di Minneapolis e Lorie Logan di Dallas - che hanno espresso con più chiarezza la necessità di tassi più alti per contrastare un'inflazione che supera l'obiettivo del 2% fissato dalla Fed da oltre cinque anni. Il comunicato finale ha rilevato che i tre membri dissenzienti "avrebbero preferito alzare l'intervallo obiettivo per il tasso sui fondi federali di un quarto di punto percentuale in questa seduta".