NEW YORK – Stretta tra l'inflazione persistente alimentata dalla guerra in Iran e le pressioni di Donald Trump, che da tempo chiede di abbassare i tassi per stimolare l’economia, la Federal Reserve americana, la Banca Centrale, cioè, sceglie lo status quo: mantenendo gli interessi nell’attuale forchetta tra il 3,50% e il 3,75% anche se “in caso di necessità non esiteremo ad agire”. È la decisione annunciata ieri dal neo presidente Kevin Warsh: l’ex consigliere economico di George W. Bush, considerato un falco pragmatico e convinto sostenitore dell’Intelligenza Artificiale come fonte di guadagni, scelto a maggio dalla Casa Bianca come successore di Jerome Powell con cui il presidente si è scontrato per otto anni, ostile alle sue politiche, giudicate troppo prudenti. La decisione è stata presa 9 a 3: «battaglia in famiglia», l’ha definita Warsh, coi dissenzienti (Beth Hammack di Cleveland, Neel Kashkari di Minneapolis e Lorie Logan di Dallas) convinti della necessità di un rialzo, per contrastare un'inflazione che supera l'obiettivo del 2% fissato dalla Fed cinque anni fa. Warsh, che all’interno dell’istituzione è percepito come figura divisiva, ha annunciato la decisione con un comunicato striminzito, fotocopia di quello dello scorso giugno: “Il Comitato continua la sua politica di mantenimento di ampie riserve nel sistema bancario”. Chiarendo poco dopo in conferenza stampa: “L'economia mostra un’impressionante resilienza nonostante i recenti choc e la crescita è solida anche se l'inflazione è alta”.