La Banca centrale europea ha confermato le attese mantenendo invariati i tassi di interesse per la seconda volta di fila. Nella riunione di giovedì il Consiglio direttivo ha lasciato il tasso sui depositi fermo al 2%, segnalando che la politica monetaria resta “in una buona posizione”, come detto prima della pausa estiva dalla presidente Christine Lagarde. La scelta riflette la prudenza di Francoforte, che preferisce osservare l’evoluzione del quadro economico e geopolitico prima di decidere se intervenire di nuovo entro la fine dell’anno. «I progressi sul fronte dell’inflazione sono coerenti con il nostro obiettivo del 2% a medio termine», ha spiegato Lagarde, sottolineando che le decisioni restano dipendenti dai dati.

Il nodo dei dazi

Al centro della discussione del Board c’è stato il dossier commerciale. L’accordo sui dazi tra Bruxelles e Washington ha ridotto l’incertezza, ma non ha eliminato i rischi. Secondo le stime interne, l’aliquota effettiva sui beni europei diretti negli Stati Uniti è oggi intorno al 10% e potrebbe salire al 15% entro la fine dell’anno. «Il nostro scenario di base prevede dazi aggiuntivi su metalli, farmaceutica e semiconduttori», osserva Josefina Rodriguez, economista di Vanguard Europe. «La minaccia di un dazio del 30% rappresenta un rischio al ribasso per crescita e inflazione. Sebbene un accordo favorevole potrebbe ritardare un ulteriore allentamento, un’escalation spingerebbe probabilmente la Bce a operare tagli superiori a quelli attualmente previsti», ha sottolineato. Molto dipenderà però anche dalla gestione della politica monetaria da parte della Federal Reserve, la cui indipendenza è sotto attacco da parte dell'amministrazione Trump. Allo stesso tempo, nei prossimi mesi si valuteranno anche le implicazioni sul tasso di cambio fra euro e dollaro.