Vigevano. I primi debiti risalgono al 2008, l’anno della crisi economica globale. Bilancio dell’azienda in rosso, ingenti richieste di finanziamento. Anno dopo anno la spirale del debito si ingrossa: cento, duecento, trecentomila euro. Decisamente troppo per un piccolo artigiano di Vigevano, oggi settantenne con una pensione da circa 1.800 euro netti sul conto ogni mese, che è finito sul lastrico. A frenare la debacle è stata la cosiddetta legge “salva suicidi”, una norma del 2012 che prevede, solo in certi casi e a determinati soggetti, la «composizione della crisi da sovraindebitamento». Nei giorni scorsi il Tribunale di Pavia ha disposto l’apertura della procedura di liquidazione controllata, consentendo al debitore di affrontare un percorso di risanamento. La legge salva suicidi è stata approvata dal governo Monti: il primo firmatario del disegno di legge era il senatore Roberto Centaro, Pdl, il relatore è stato il senatore leghista Sandro Mazzatorta La vicenda Antonio (nome di fantasia) ha lavorato per anni nel settore degli impianti elettrici. Prima come dipendente per ditte del territorio, poi in proprio. La sua società cresce, si rinsalda. Fino al 2008, quando il lavoro inizia a calare e i redditi a contrarsi. E soprattutto le spese a montare. Per provare a risalire la china, Antonio chiede prestiti alle banche e ottiene finanziamenti. Che però non riesce a ripagare. E così la spirale debitoria si allarga anno dopo anno. La vicenda si fa ancora più amara quando un cliente che gli doveva dei soldi dichiara fallimento. Alla debacle professionale, negli anni, si affiancano le difficoltà personali. Nel 2013 Antonio, già separato, divorzia dalla moglie: alle spese domestiche deve far fronte da solo. L’anno successivo gli diagnosticano una patologia cardiaca. La batosta lo costringe a cure continuative, oltre che al riconoscimento di esenzione sanitaria: Antonio lavora di meno e guadagna di meno. Con l’arrivo del Covid, nel 2020, l’imprenditore decide di cedere: vende casa e va in prepensionamento, sfruttando Quota 100. Una scelta che comporta una riduzione significativa delle entrate. Liquidazione controllata Nel corso di oltre dodici anni Antonio ha accumulato debiti fiscali e finanziari per un valore complessivo di circa 313mila euro. Di questi, 211mila provengono da cartelle di pagamento e avvisi di addebito per omessi versamenti di Irpef, Iva e contributi previdenziali. Una cifra spropositata se confrontata con una pensione mensile di meno di duemila euro. Ad Antonio non restava altra soluzione che la liquidazione controllata prevista dalla legge “salva suicidi”. Il Tribunale, dopo aver riconosciuto l’idoneità della procedura, ha nominato un liquidatore con il compito di individuare quanto versare ai creditori. Antonio, avendo venduto la sua unica casa, risultava proprietario solo della propria auto: considerato il basso valore del mezzo (circa 7.000 euro), i legali dell’uomo hanno chiesto al giudice di poterla mantenere durante i tre anni della procedura di liquidazione. A Pavia in 26 hanno fatto ricorso alla misura Con il loro stipendio non riescono ad arrivare a fine mese senza trovarsi in rosso. E così scelgono di giocarsi l’ultima carta: rivolgersi ai legali di Federconsumatori per tentare la procedura prevista dalla legge “salva suicidi” . In ventisei, nella provincia di Pavia, hanno preso questa strada dall’inizio dell’anno. Sono piccoli imprenditori, professionisti, imprenditori agricoli, start up ed ex imprenditori che, finiti nella morsa della crisi, accendono prestiti, finanziamenti, mutui, leasing e alla fine si indebitano superando il limite sostenibile. La norma in questione, entrata in vigore nel 2012, rappresenta una soluzione per loro: presentando un piano sostenibile di rientro del debito - legato cioè alle possibilità concrete di estinguere l’ammanco - possono risalire la china. Se accolta dal tribunale, la procedura consente di cancellare il debito pagando delle rate che tengano conto della effettiva capacità economica di una persona. Negli ultimi anni le composizioni delle crisi nella provincia di Pavia sono in calo: nel 2023 erano state 106 e nel 2025 erano scese a 74. In maniera inversa, sono cresciute le imprese fallite: 63 nel 2023, 81 nel 2025. Una andamento a vasi comunicanti dovuto, in molti casi, al fatto che i tentativi di sanare i propri debiti non sono andati a buon fine e le aziende, alla fine, sono state costrette a fallire. In molti casi ad andare ko sono imprese del mondo dell’edilizia (dopo il boom del Superbonus terminato nel 2024) e della ristorazione, un settore che ha dovuto fare i conti con i rincari e l’aumento del costo degli affitti dei locali
Indebitato per 300mila euro: artigiano di Vigevano aiutato dalla “salva suicidi”
Ha chiesto la liquidazione controllata: la pensione da 1.800 euro non gli permette di pagare i creditori














