Pavia. Imprenditore 50enne o giù di lì, quasi sempre artigiano, con una prevalenza nei settori di edilizia e commercio. È l’identikit del pavese medio finito nel tritacarne dell’indebitamento eccessivo che emerge dal dossier di Legge3.it, basato sui casi seguiti tra il 2016 e il 2026. Il “sovraindebitato” medio, a un certo punto, ha chiuso l’attività ed è tornato a lavorare come dipendente. I debiti, però, sono rimasti: contributi non versati, fidi bancari, rate e cartelle diventate difficili da sostenere. Il dato riguarda un campione parziale, quindi non fotografa tutto il fenomeno in provincia. Restituisce però un profilo coerente con il tessuto economico pavese. In provincia il sovraindebitamento non nasce soltanto da prestiti al consumo o mutui familiari. Spesso è quello che resta dopo la chiusura di una piccola attività, con debiti nati nell’impresa e rimasti poi in capo alla persona. I numeri Il dato più netto arriva dal monitoraggio 2023 del Ministero della Giustizia sugli organismi di composizione della crisi. Nel circondario del Tribunale di Pavia sono state definite 96 richieste di liquidazione controllata, la procedura prevista per chi è sovraindebitato e non riesce più a pagare i debiti. In 57 casi il tribunale ha ammesso la procedura, riconoscendo quindi che c’erano le condizioni per avviarla. Significa che quasi sei domande su dieci sono state accolte. Per numero di procedure ammesse, Pavia risulta tra i primi sei circondari in Italia, dietro Milano, Brescia, Vicenza, Treviso e Forlì. A confermare il peso del fenomeno sono anche le linee guida della Prima sezione civile del Tribunale di Pavia, aggiornate al 15 dicembre 2025. Nel documento si spiega che nel territorio pavese il ricorso alle procedure per il sovraindebitamento è in aumento e che sono attivi più organismi incaricati di seguire questi percorsi. Le procedure possono riguardare situazioni diverse: famiglie, consumatori, ex imprenditori, professionisti e piccoli operatori economici che non riescono più a pagare i debiti. Come uscirne Una delle strade possibili è la liquidazione controllata. In pratica, il debitore mette a disposizione quello che può: eventuali beni, una parte sostenibile dello stipendio o di altre entrate. Se rispetta il piano stabilito dal tribunale, alla fine può essere liberato dalla parte di debito che resta non pagata. Il fenomeno a Pavia e provincia Nel Pavese il fenomeno si inserisce in un tessuto economico fatto soprattutto di piccole attività. Secondo il Rapporto economico provinciale della Camera di commercio di Cremona, Mantova e Pavia, a fine 2024 in provincia risultavano 44.573 imprese registrate e 39.723 attive. Rispetto al 2019 le imprese attive sono diminuite di oltre 1.500 unità, pari al 3,8 per cento. Il commercio rappresenta il 22 per cento delle imprese locali, le costruzioni il 19 per cento, l’agricoltura il 14 per cento e il manifatturiero il 10 per cento. L’artigianato pesa per il 33 per cento del totale. Da dove viene il debito Il debito si accumula spesso durante una crisi lunga. Una ditta individuale perde commesse. Un cantiere si ferma. Un negozio chiude. Un’attività familiare prova a resistere rinviando tasse e contributi. Poi l’impresa finisce, mentre i debiti restano alla persona. Chi trova un lavoro da dipendente riparte con uno stipendio regolare, però deve continuare a fare i conti con pendenze nate quando il reddito era diverso. Legge3.it indica circa dieci fascicoli seguiti presso il Tribunale di Pavia, pari all’8 per cento del campione lombardo dell’organizzazione. Anche in questo caso il profilo più ricorrente è quello di ex imprenditori e artigiani, poi ricollocati come dipendenti. La causa principale è la crisi dell’attività imprenditoriale, indicata nel 40-45 per cento dei casi. Seguono separazioni e divorzi, perdita del lavoro, credito al consumo, fideiussioni e malattie. La composizione del debito conferma il peso delle pendenze fiscali e contributive. Nel campione pavese di Legge3.it, Agenzia delle Entrate Riscossione, Inps e Inail valgono il 45-50 per cento del totale. I debiti bancari, tra mutui, fidi e scoperti, pesano per il 30-35 per cento. Le finanziarie rappresentano il 15-20 per cento. Fornitori e condomini si fermano intorno al 5 per cento. In sei delle sette storie pavesi documentate compare una componente fiscale. Nel 2024, secondo il rapporto della Camera di commercio, in provincia di Pavia sono stati registrati 1.826 titoli protestati per 930,7mila euro. I protesti e il sovraindebitamento non sono la stessa cosa, perché misurano fenomeni diversi. Restano però un altro segnale di tensione finanziaria sul territorio. Il sovraindebitamento non esplode sempre all’improvviso. Spesso resta sotto traccia per anni, dopo la chiusura di una ditta, una separazione, la perdita di un reddito, una cartella rinviata. Quando arriva davanti al tribunale, il debito ha già smesso da tempo di essere solo una questione di conti. È diventato una condizione di vita, dalla quale molte persone provano a uscire pagando quello che possono e rimettendo ordine, passo dopo passo, a una storia economica fuori controllo. Le vie d’uscita possibili Uscire dal sovraindebitamento non significa cancellare i debiti da un giorno all’altro. Significa portarli dentro una procedura prevista dalla legge, sotto il controllo del tribunale, quando non sono più sostenibili con il reddito e il patrimonio disponibili. Oggi la materia è regolata dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, il decreto legislativo 14 del 2019, che ha sostituito la vecchia legge 3 del 2012, conosciuta come “legge salva suicidi”. Il primo passo è rivolgersi a un Organismo di composizione della crisi, l’Occ. È la struttura che aiuta il debitore a ricostruire la propria situazione economica e a presentare la domanda al tribunale. Servono documenti su redditi, spese familiari, debiti, creditori, beni, stipendi, pensioni ed eventuali immobili. È da questa fotografia che si capisce quanto la persona può davvero pagare. Le strade principali sono quattro. Per il consumatore, cioè chi si è indebitato per esigenze personali o familiari, c’è la ristrutturazione dei debiti del consumatore, prevista dagli articoli 67 e seguenti del Codice della crisi. Per piccoli imprenditori, professionisti, imprenditori agricoli, start up ed ex imprenditori c’è il concordato minore, disciplinato dagli articoli 74 e seguenti. Liquidazione controllata Quando il debito è troppo alto per essere rimborsato per intero, si può ricorrere alla liquidazione controllata, prevista dagli articoli 268 e seguenti. Il debitore mette a disposizione quello che può: eventuali beni e una quota sostenibile dello stipendio, della pensione o di altre entrate. Deve però restare quanto serve per vivere. Se la procedura viene ammessa, i creditori recuperano una parte del credito e il debitore segue il percorso stabilito dal giudice. Nei casi più gravi esiste anche l’esdebitazione del debitore incapiente, prevista dall’articolo 283. Riguarda chi non ha nulla, o quasi nulla, da offrire ai creditori. È una possibilità limitata, sottoposta a condizioni precise e controlli stringenti. Il punto comune è la trasparenza. Il debitore deve dichiarare tutto, consegnare i documenti e rispettare gli impegni fissati. Solo alla fine può arrivare l’esdebitazione, cioè la liberazione dalla parte di debito che non è stata pagata perché impossibile da sostenere. Nel Pavese il tema riguarda spesso ex piccoli imprenditori, artigiani o commercianti che hanno chiuso l’attività e sono tornati a vivere con uno stipendio normale. I debiti, però, sono rimasti quelli dell’impresa: cartelle fiscali, contributi, fidi bancari e rate. Le procedure servono proprio a riportare quel debito dentro una misura compatibile con la vita reale del debitore. Separazioni, ludopatia, fallimenti: le storie Dietro le procedure di sovraindebitamento ci sono persone che non sono più riuscite a tenere insieme reddito, debiti e vita quotidiana. Il dossier decennale di Legge3.it cita sette storie legate al Tribunale di Pavia, indicate solo con le iniziali. Non sono un campione statistico dell’intera provincia, ma aiutano a capire come il debito possa nascere da percorsi diversi e arrivare allo stesso punto: l’impossibilità di pagare tutto. C’è C.F., tra Casteggio e Pavia, con oltre 112mila euro di debiti. Nel suo caso la procedura ha previsto un soddisfacimento dei creditori pari al 4,17 per cento e ha consentito di salvare il veicolo necessario per lavorare. Un dettaglio che spiega bene il senso concreto di queste procedure. Non si tratta solo di ridurre un debito, ma anche di evitare che una persona perda lo strumento con cui può continuare a produrre reddito. Sempre a Casteggio c’è la storia di M.G., ex artigiano con 131mila euro di debiti, finito in liquidazione controllata. Il dossier lo colloca sotto la soglia di fallibilità. È il profilo tipico di molti casi pavesi: piccole attività, spesso individuali, che chiudono lasciando al titolare cartelle, contributi, fidi e impegni bancari. L’impresa non esiste più, ma il debito continua a seguire la persona. A Certosa di Pavia, il caso di P.M. racconta un’altra frattura frequente. È una donna separata che si è trovata con 120mila euro di debiti verso Agenzia delle Entrate Riscossione, legati a un’attività condotta in passato con l’ex marito. La via d’uscita indicata nel fascicolo è un’offerta di 9mila euro in tre anni, attraverso trattenute sullo stipendio. Qui il sovraindebitamento nasce anche dalla fine di un legame familiare. A Vistarino, S.T. e N.T. sono una coppia con oltre 200mila euro di debiti tra mutuo e finanziamenti Findomestic. La procedura prevede rate da 50 e 300 euro al mese per quattro anni. A Zenevredo, invece, M.A. e V.S. sono una coppia monoreddito dopo la perdita del lavoro di lei, con una procedura congiunta e un immobile dei genitori coinvolto. Il caso di M.S., tra Milano e Pavia, riguarda la ludopatia certificata. I debiti ammontano a 59mila euro, nati da vari finanziamenti aperti per coprire il gioco d’azzardo patologico. Il piano prevede versamenti di 157 euro al mese dalla busta paga. È uno dei casi più delicati, perché mostra quanto rapidamente una dipendenza possa trasformarsi in debito cronico. A Bressana Bottarone, S.S. è un ex professionista separato con 300mila euro verso Agenzia delle Entrate Riscossione e 40mila verso l’Inps. L’offerta è di 250 euro al mese. Sette storie diverse, unite da un punto comune: il debito non è più solo una somma da pagare, ma una condizione che entra nel lavoro, nella famiglia e nella vita.
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Pavia è la sesta provincia in Italia per liquidazioni controllate. Pesano soprattutto le pendenze col fisco
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