Un Pil mastodontico, oltre 194 miliardi di euro. Lo producono le oltre 514 mila società, ditte individuali e professionisti della Lombardia. Un oceano variegato nel quale sono compresi l’artigiano, l’agricoltore, il commerciante, la grande azienda. Una parte imponente di questo oceano, oltre la metà, è però molto torbido: il 53,3 per cento delle partite Iva lombarde soggette alle «pagelle fiscali» dell’Agenzia delle entrate è classificata come «non affidabile». Si tratta di oltre 274 mila persone fisiche, società ed enti. Non si può dire con certezza che siano evasori, non è sbagliato ipotizzare che siano probabili evasori.

Dal 2019 i vecchi studi di settore sono stati sostituiti dagli Indici sintetici di affidabilità (Isa), una sorta di rating che viene assegnato (punteggio da 1 a 10) in base alle informazioni comunicate all’Agenzia delle entrate: un punteggio superiore a 8 identifica il contribuente affidabile e assicura una serie di benefici. Sotto a 8, il soggetto non è affidabile: dunque, al netto di errori, almeno sospetto.