Nei primi sei mesi di quest’anno famiglie e imprese hanno avviato poco più di 90mila nuove liti contro il Fisco. Un numero che – proiettato su 12 mesi tenendo conto del calo estivo – porta il totale atteso per il 2025 a 164mila ricorsi. Una flessione del 10% rispetto al picco dell’anno scorso (182mila), ma comunque al di sopra della media degli ultimi dieci anni (142.500). La conflittualità fiscale torna così ai livelli del 2016. E tiene alta la pressione sulle Corti di primo grado e in prospettiva sulla sezione tributaria della Cassazione.
I numeri del primo semestre 2025 – che Il Sole 24 Ore del Lunedì è in grado di anticipare – mostrano inoltre che metà dei nuovi ricorsi proposti quest’anno riguarda i tributi locali. E che oltre il 50% delle liti arriva davanti alle Corti tributarie di primo grado di quattro regioni – Campania, Lazio, Lombardia e Sicilia – con punte del 62% per l’Iva e l’Irap.
Ritorno al picco della litigiosità
Il calo nel 2025 era previsto tra gli addetti ai lavori. Perché l’anno scorso c’è stata una fiammata di ricorsi (oltre il 3o% in più su base annua) alimentata da due interventi normativi: uno straordinario, la definizione agevolata del 2023; l’altro a regime, l’abolizione della mediazione per le controversie fino a 50mila euro dal 2024.








