ROMA - Le tasse più contestate davanti ai giudici tributari non sono più l’Irpef e l’Imu. Contro ogni previsione, nel 2025 è salita in testa la Tari: i ricorsi sulla tassa rifiuti sono passati da 10.561 del 2021 a 25.106 nel 2025 (+135,7%), riscrivendo la mappa del contenzioso. Sullo sfondo, si stima che il valore complessivo delle liti di primo e secondo grado abbia oscillato tra i 20 e i 22 miliardi, una forchetta in linea con il peso storico annuale delle liti fiscali. Solo che nell’ultimo anno, dietro questa apparente continuità, si è aperta una crepa: mentre il valore complessivo è rimasto enorme, il flusso delle cause è rallentato. Le nuove liti depositate in primo grado sono calate del 14,6 per cento. E, se si somma anche il secondo grado, la flessione si attenua ma resta netta: -10 per cento. In numeri assoluti, dai 224.767 ricorsi del 2024 si è scesi a 202.267 nel 2025 (155.486 in primo grado e 46.781 in secondo).
Manca ancora la certificazione ufficiale del ministero dell’Economia, ma i dati sono quelli delle rielaborazioni annuali dell’Amministrazione finanziaria, con numeri al 31 dicembre 2025 che Il Sole 24 Ore è in grado di anticipare. Ma andiamo con ordine.
La flessione dei ricorsi









