Pavia. Aumentano medici e infermieri negli ospedali pubblici lombardi, ma non abbastanza per soddisfare le necessità di cura della popolazione. Anche perché, in parallelo, si ingrossano le fila di chi si dimette per motivi non legati al pensionamento o al trasferimento in un’altra struttura. Lo evidenzia un rapporto di Uil Lombardia che analizza il Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato nel 2024. Cifre alla mano, nell’anno preso in considerazione il personale del servizio sanitario pubblico in Lombardia ha toccato le 112.360 unità, con un incremento di 912 lavoratori rispetto al 2023, mentre le cessazioni sono salite a 4.188, contro le 3.880 dell’anno precedente. Secondo il sindacato, il doppio trend, diffuso un po’ in tutte le province, mette a rischio la tenuta del sistema. E Pavia non fa eccezione: nel 2024 si contavano 7.566 medici e infermieri, 123 in più rispetto ai dodici mesi prima, mentre le uscite sono state 322 (+26 unità sul 2023). Perdite maggiori le hanno avute solo Milano (1.644), Brescia (462) e Monza e Brianza (340): un quasi primato che negli ultimi anni ha acceso più di un allarme nei reparti pavesi. Sulle ragioni di queste “fughe, riflette il segretario confederale Uil Lombardia Salvatore Monteduro: «Il personale sanitario abbandona la professione a causa di salari inadeguati, turni massacranti, pesanti carenze d’organico e carichi di lavoro eccessivi che compromettono la qualità della vita lavorativa». Crescita lenta A Pavia tra il 2023 e il 2024, la variazione di personale è stata di + 1,7 punti percentuali, corrispondente a un aumento di 123 operatori al lavoro nei reparti: in Lombardia meglio hanno fatto cinque province, peggio sei. Se si considera il delta positivo a partire dal 2001, invece, Pavia è seconda solo a Milano: +6,6 per cento, pari a 468 medici e infermieri in più. Per quanto riguarda l’inquadramento contrattuale, si è assistito a un incremento della stabilizzazione e a un calo della precarietà. Parlano i numeri: gli assunti a tempo indeterminato sono passati da 7.259 a 7.388 (+129 unità), mentre sono stati registrati otto autonomi in meno (da 184 a 178). Un trend che si fa più nitido se si guarda al 2001, quando i “flessibili” erano 232 e i “fissi” 6.866. Un dato interessante è quello relativo alla composizione del personale: negli ultimi venticinque anni in Lombardia è andato progressivamente crescendo il numero delle donne in reparto, mentre sono diminuiti i camici maschili. A Pavia, in particolare, dottoresse e infermiere sono passate da 4.550 a 5.310, inversamente gli uomini si sono ridotti a 2.078 da 2.316 che erano nel 2001. Un aspetto, spiega la Uil, di cui tenere conto nell’organizzazione dei carichi di lavoro, della turnistica e del bilanciamento con la vita privata. Le uscite dal sistema A far suonare un campanello d’allarme è però la fuoriuscita di personale. Come detto, nel 2024 a Pavia si sono contate 332 cessazioni: in media, 4,4 dipendenti a tempo indeterminato ogni cento. L’anno precedente erano state 296. Numeri tra i più alti della regione, che dicono di una difficoltà a trattenere medici e infermieri negli ospedali pubblici della provincia. La Uil ha acceso un faro su questo tema. «Senza personale, la sanità resta sulla carta – dicono Monteduro e il segretario generale Uil Fp Lombardia Daniele Ballabio – Il punto non è solo quanti entrano, ma quanti restano. Se il sistema continua a perdere personale formato ed esperto, ogni nuova assunzione rischia di diventare una toppa su una falla strutturale. La sanità pubblica lombarda ha bisogno di programmazione, investimenti e rispetto per chi la fa funzionare ogni giorno».