PAVIA. Per circa 200 posti da medico di base si presentano in 7, e se allarghiamo lo sguardo al resto della Regione non è neanche il risultato peggiore della Lombardia: non si ferma la crisi della medicina generale, un pilastro fondamentale del servizio sanitario che in questi anni sta subendo un processo di “desertificazione” dovuto all’ormai cronica carenza di professionisti e al mancato ricambio generazionale la cui tendenza dovrebbe proseguire fino al 2028, secondo i calcoli di Fimmg (federazione italiana medici di medicina generale) per via dei pensionamenti dei dottori nati intorno agli anni Sessanta. Iscriviti al canale WhatsApp della Provincia Pavese: è gratis! Stando all’ultimo bando pubblicato da Asst, gli incarichi vacanti da colmare sarebbero 205 e la graduatoria dei rimpiazzi è risultata particolarmente corta: solo sette professionisti, quattro dei quali corsisti (mentre tramite un avviso risalente a qualche mese fa era stato assegnato un solo incarico). Da qualche tempo, infatti, anche i giovani dottori iscritti al corso triennale per diventare medici di base possono gestire un numero limitato di pazienti in ambulatorio. È una delle contromisure introdotte per tamponare le carenze che in provincia riguardano Comuni del Pavese come Borgarello e Certosa, Carbonara e Casorate. Croniche le difficoltà di Vigevano, dove i posti da assicurare sono 23: una carenza che va avanti ormai da tempo. In altre zone della Lombardia (dove servirebbero più di 4mila professionisti) va pure peggio: solo a Milano gli ambiti scoperti sono più di 600, nel Mantovano più di 200, all’Asst del Garda circa 150. Una precisazione: con l’introduzione del cosiddetto “ruolo unico”, il dato sugli incarichi vacanti tiene conto pure delle ore che i professionisti devono assicurare in alcuni servizi come le aggregazioni funzionali o le case di comunità, e va quindi preso con le pinze perché il rischio è quello di “sovrastimare” il fenomeno. Asst ha attivato diverse contromisure per cercare di sopperire alle carenze e minimizzare i disagi per i pazienti, affinché non rimangano senza assistenza: tra queste rientra l’attivazione degli ambulatori medici temporanei per le persone rimaste senza medico di base: di recente, sono stati istituiti a Casei, Broni e Varzi, e in certi casi è stata prevista l’assegnazione di incarichi provvisori. Un fenomeno, quello della carenza di medici di base, che sembra dipendere più dalle dinamiche di mercato del lavoro che da una cronica penuria: secondo un recente rapporto della fondazione Gimbe, infatti, in Italia il numero di medici per mille abitanti è superiore alla media Ocse (l’organizzazione dei Paesi sviluppati) ma molti lavorano fuori dal servizio sanitario. La medicina di base, inoltre, è oggetto di una profonda trasformazione: il ministero della Salute sta portando avanti una riforma tra le altre cose pensata per garantire il funzionamento delle Case di comunità con la presenza dei medici di base. Una proposta che sta destando le perplessità delle principali associazioni di categoria.