di
Nicola Rotari
Treviso, l’uomo è stato rinviato a giudizio per i reati di appropriazione indebita e autoriciclaggio: giallo sul perché della mancata comunicazione telematica
Per dieci anni ha percepito la pensione della madre che era però morta nel 2016 all’età di 80 anni: in questo lasso di tempo l’Inps, non avendo mai ricevuto nessun tipo di comunicazione del decesso della pensionata, gli ha accreditato sul conto corrente cointestato con lei la bellezza di 248 mila euro. Un bel gruzzolo che un imprenditore trevigiano cinquantenne ha utilizzato per avviare e condurre negli anni una propria attività specializzata nella vendita al dettaglio di abbigliamento sportivo, pagando i fornitori e le spese di gestione.
Come l'ha fatta francaSolo alcuni mesi fa la Guardia di Finanza di Treviso, scandagliando le banche dati (con analisi che avevano messo in luce alcune anomalie per quanto riguarda l’azienda condotta dall’uomo) e grazie alla collaborazione dell’Inps, hanno smascherato il furbetto. L’ente previdenziale è immediatamente corso ai ripari e ha subito stornato dal conto corrente «incriminato» la somma di circa 18mila euro, per poi cancellare definitivamente l’erogazione della pensione alla donna. L’imprenditore è riuscito a farla franca per anni, nascondendo al Fisco la provenienza del denaro (le pensioni della madre appunto) che puntualmente veniva reinvestito nell’azienda. Ma i conti non tornavano. I guai per il cinquantenne, dopo essersi servito della pensione della madre per un decennio, sono puntualmente arrivati e al termine dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Treviso: l’uomo è stato rinviato a giudizio per i reati di appropriazione indebita e autoriciclaggio.










