Antonio Noto*L’elettorato progressista smentisce uno degli stereotipi più diffusi del dibattito politico. Di fronte agli scontri della Val di Susa e alla vicenda della morte di Fakir, prevale infatti una richiesta di equilibrio, legalità e responsabilità. È questo il dato più significativo che emerge dal sondaggio realizzato da Noto Sondaggi per Il Giornale su un campione di 800 elettori di Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra. Un elettorato che continua a difendere il diritto alla protesta, ma che traccia un confine netto quando questa sfocia nella violenza.Il primo dato è emblematico. Il 62% ritiene che i partiti del centrosinistra debbano condannare apertamente gli episodi di violenza verificatisi in Val di Susa. Significa che anche tra gli elettori più vicini alle ragioni della protesta esiste la richiesta di distinguere chiaramente tra dissenso democratico e illegalità. Non è un caso che il 57% giudichi giusto vietare manifestazioni che presentino un’elevata probabilità di degenerare. È un risultato che dimostra come la libertà di manifestare venga considerata un diritto da tutelare, ma non possa trasformarsi in una giustificazione preventiva della violenza.Ancora più interessante è il confronto tra prevenzione e repressione. Solo il 43% approva misure preventive verso i gruppi ritenuti più pericolosi, mentre il consenso sale al 75% quando si parla di pene più severe per chi provoca lesioni alle forze dell’ordine o gravi danni ai beni pubblici. Più che strumenti eccezionali, questo elettorato sembra chiedere la certezza della pena quando le responsabilità sono accertate.Coerente è anche il giudizio sull’operato delle istituzioni. Il 69% ritiene che in Val di Susa le forze dell’ordine abbiano agito correttamente e siano state vittime delle violenze, mentre il 62% esprime un giudizio positivo sull’azione del Ministero dell’Interno. Percentuali significative perché provengono da un elettorato politicamente distante dall’attuale maggioranza. Più che un sostegno al Governo, emerge una domanda di tutela dell’ordine pubblico che supera le appartenenze politiche. Se anche un elettorato tradizionalmente più garantista riconosce la correttezza dell’operato delle forze dell’ordine, significa che il tema della sicurezza non rappresenta più uno spartiacque ideologico tra destra e sinistra. Non viene chiesta una repressione indiscriminata, ma istituzioni autorevoli, capaci di garantire contemporaneamente il diritto a manifestare, la sicurezza dei cittadini e la tutela di chi è chiamato ogni giorno a far rispettare la legge.Lo stesso atteggiamento emerge nel caso di Abderrahim Fakir, morto a Bologna durante un intervento delle forze dell’ordine. Il 38% ritiene prematuro attribuire responsabilità prima della conclusione delle indagini e un ulteriore 18% pensa che eventuali responsabilità debbano essere accertate dalla magistratura. Oltre la metà degli intervistati del centrosinistra rifiuta quindi giudizi affrettati. Solo il 27% attribuisce la responsabilità principalmente agli agenti, mentre prevale l’idea che sia necessario attendere l’accertamento dei fatti prima di formulare valutazioni definitive. Anche le violenze scoppiate dopo la morte di Fakir vengono bocciate con nettezza: il 67% le condanna senza attenuanti e un altro 24% le condanna pur comprendendo le ragioni della protesta. Coerente anche il giudizio sul sindaco di Bologna: il 53% ritiene che avrebbe dovuto attendere gli esiti delle indagini prima di organizzare una manifestazione pubblica. Ancora una volta prevale la richiesta di prudenza istituzionale, indipendentemente se il regista è il governo o l’autorità locale. Insomma si chiede un ruolo di garanzia più che di contrapposizione politica.Infine il caso Ilaria Salis. La sentenza civile sul licenziamento illegittimo degli ex collaboratori ha peggiorato il giudizio sulla parlamentare europea per il 53% degli elettori di centrosinistra, mentre il 66% ritiene che la vicenda incida sulla sua credibilità politica. Anche verso i partiti che la sostengono prevale la prudenza: il 66% ritiene opportuno attendere gli sviluppi senza prendere posizione. Anche in questo caso emerge una richiesta di responsabilità che supera le appartenenze politiche.Le tre vicende raccontano dunque un orientamento comune. L’elettorato progressista non rinuncia ai propri valori, ma chiede che solidarietà e appartenenza non sostituiscano mai l’accertamento dei fatti. La protesta resta un diritto, ma perde legittimità quando sfocia nella violenza; il garantismo resta un principio, ma non può trasformarsi in una difesa preventiva; la vicinanza politica non può prevalere sulla credibilità delle istituzioni.*direttore Noto Sondaggi