Della condanna del gioielliere Roggero e della morte di Abderrahim Fakir sul piano giuridico non c’è nulla da aggiungere a ciò che è già evidente sulla base di fatti inequivocabili (e videodocumentati): nel primo caso è stato sanzionato un omicidio intenzionale, nel secondo si profila un’incriminazione per omicidio colposo. Sul piano politico c’è invece da registrare la reazione screanzata delle forze di governo. Del generale Vannacci e dell’onorevole Salvini l’unica cosa che si può dire è che sono persone molto capaci di volere ma non molto di intendere (in questo sono uno peggio dell’altro). Colpisce invece la pressione infelice esercitata dal ministro di Giustizia nei confronti del presidente della Repubblica per la concessione della grazia a Roggero e la giustificazione da parte della premier del duplice omicidio da lui commesso. È loro compito difendere la legalità, invece di svilirla.
La civiltà giuridica nella democrazia è fondata su tre principi:
La giustizia si amministra esclusivamente dalle istituzioni ad essa preposte dalla Polis.
Non si può emettere una condanna in assenza di “prove sufficienti”: nell’incertezza è sempre meglio assolvere un eventuale colpevole piuttosto che condannare un’eventuale innocente.







