Cala il sipario sui progetti di fusione amichevole tra Banco Bpm e Monte dei Paschi. A quasi due mesi dall’invio della lettera che tratteggiava i contorni dell’operazione, il consiglio dell’ex Popolare Milano «ha ritenuto che non si siano ad oggi verificate le condizioni per giungere a un accordo condiviso tra le parti». La decisione è stata votata all’unanimità dal board di Piazza Meda perché il Banco avrebbe riconosciuto l’impossibilità di definire una proposta chiara, da poter portare sul mercato nei tempi utili per rivaleggiare con l’offerta da oltre 30 miliardi annunciata da Intesa Sanpaolo sul Monte. Per la banca guidata dall’ad Carlo Messina la strada verso Siena è ora libera da ostacoli. Intanto Mps, che in serata ha «preso atto» della scelta di Bpm e delle remore di Crédit Agricole, ha fatto sapere di focalizzarsi sul suo piano, continuando «a valutare ogni opzione strategica nell’interesse di tutti gli stakeholder». In mattinata Crédit Agricole aveva fatto sentire tutto il peso del suo 29,3% in Banco Bpm, sollevando dubbi sull’opportunità di un matrimonio consensuale tra l’ex Popolare e il Monte. Solo una coincidenza secondo fonti finanziarie, che sottolineano come la convocazione del board sia arrivata giovedì per il pomeriggio di ieri e quindi prima di ogni monito francese. Agricole: “Non si può fare nulla senza di noi” Il messaggio della Banque Verte è stato però chiaro: «Nulla si potrà fare senza di noi; niente contro di noi», ha detto il ceo, Olivier Gavalda. «Qualsiasi operazione» dovrà essere in grado di «generare valore a lungo termine per l’Agricole» che è ormai «di gran lunga» il socio principale in Piazza Meda con quasi il 30% dei diritti di voto e quattro consiglieri di amministrazione di sua espressione all’interno del board.