PADOVA/VENEZIA - Mentre protegge la laguna dall'alta marea, il Mose ne indebolisce le difese naturali. Come l'eccessivo uso di antibiotici danneggia la risposta immunitaria, così le paratie alzate troppo spesso a difesa di Venezia riducono la capacità delle barene i lembi di terra e alghe della laguna di far da "spugna" e rallentare il moto ondoso della marea che si alza. Una ricerca dell'Università di Padova presenta i conti, dati alla mano, di tre anni di uso eccessivo del Mose, ed indica la strada per un equilibrio tra difesa artificiale e difesa naturale: se si vuole proteggere Venezia e preservare la laguna serve ridurre le alzate del Mose del 30%. Tra il 2020 e il 2023 le paratie sono state alzate 69 volte. I ricercatori dell'ateneo padovano hanno ricostruito tutte le caratteristiche delle 69 maree infrante sulle barriere del Mose, e dalle prestigiose colonne di "Nature Water" hanno valutato che in 20 casi si poteva evitare la chiusura garantendo comunque la sicurezza di Venezia. Il punto della questione non è tanto il risparmio economico (consistente dato che 20 alzate costano più di 4milioni di euro), quanto la riduzione di sedimenti che si accumulano sulle barene a ogni alzata del Mose. Queste superfici vegetate periodicamente sommerse dalle maree ospitano una grande biodiversità e attenuano il moto ondoso fungendo da spugne: durante le alte maree e le mareggiate, i sedimenti provenienti dai bassifondali si depositano sulle barene, permettendo loro di crescere e contrastare l'innalzamento del livello del mare.