VENEZIA - Una grande consultazione internazionale, che coinvolga saggi da tutto il mondo, per pensare al dopo il Mose, quando per effetto del cambiamento e del conseguente innalzamento del livello del mare la protezione delle dighe mobili non basterà più a Venezia e alla sua laguna. «Per la fine del secolo avremo un metro in più, e non è lo scenario più catastrofico» avverte il professor Andrea Rinaldo, una vita dedicata all’ingegneria idraulica, vincitore del Nobel dell’acqua, che da presidente dell’Istituto veneto di scienze, lettere e arti, rilancia il suo appello per coinvolgere le migliori menti nella ricerca di una soluzione per la Venezia del prossimo futuro. Missione ambiziosa che ora potrebbe trovare un alleato nella Biennale, con il suo presidente Pietrangelo Buttafuoco. I due ne hanno parlato l’altro giorno, alla cerimonia di chiusura dell’anno accademico dell’Istituto Veneto, a Palazzo Ducale.
Il modello sarebbe quello messo in moto per la Grande Parigi. Rinaldo lo va ripetendo da mesi. «Tutti mi dicono che è una bella idea, ma non riesco a trovare i finanziamenti necessari. Serve un consultazione libera e indipendente - sottolinea -. Per la Grande Parigi sono stati scelti sette gruppi di lavoro, a cui è stato dato un anno per lavorare e presentare il materiale. Una consultazione che si chiude con una grande mostra e con i risultati che restano a disposizione della politica per le sue scelte». Quel che servirebbe anche a Venezia, alle prese con quella che Rinaldo definisce una «scelta epocale». «C’è l’urgenza di decidere - insiste - perché il cambiamento climatico è già su di noi e ha una rapidità senza precedenti, che rende inutilizzabili le statistiche del passato. L’Istituto Veneto, che da duecento anni si occupa di salvaguardia di Venezia, può fare la sua parte, non ha interessi in campo e può essere un buon collettore. Ma c’è bisogno di una organizzazione di livello internazionale». Ed ecco il possibile coinvolgimento della Biennale. «Ne abbiamo parlato con Buttafuoco, un presidente straordinario, si è detto disponibile» riferisce Rinaldo. «Sarebbe un’occasione per ripensare anche al modello economico della città - continua -. Oggi c’è una lobby molto forte che lavora per la monocultura turistica, ma così Venezia diventerà solo una quinta teatrale. Bisogna invece tornare ad un modello di città completa, lavorando non tanto sugli accessi, ma sulla diversificazione della residenza, sulla fabbrica dell’innovazione. C’è da ripensare un po’ tutto e va fatto con iniziative di alto profilo e di respiro internazionale».







