VENEZIA - L'allarme lanciato dal professor Andrea Rinaldo sull'urgenza di studiare, da subito, il dopo Mose riaccende il dibattito sul futuro della città. A fronte di un cambiamento climatico che manderà in pensione prima del previsto il sistema di dighe mobile (presumibilmente già tra una cinquantina d'anni), l'ingegnere idraulico, già vincitore del Nobel dell'acqua, ora alla guida dell'Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti, propone di organizzare una grande consultazione internazionale che indichi soluzioni possibili per la Venezia del futuro. Per questo sta già cercando fondi e l'altro giorno, alla chiusura dell'anno accademico, ne ha parlato anche con il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, che si è detto disponibile ad una collaborazione.

Un approccio che sta trovando consensi in città, nel mondo delle professioni, come in quello della cultura. E se da un punto di vista pratico è condivisa la preoccupazione del professore per una «città che marcisce», sono piaciuti anche i suoi affondi contro gli interessi legati al turismo che bloccano ogni ragionamento su un futuro diverso per Venezia. Molti vanno anche oltre, puntando il dito contro una politica senza visione, incapace di prendere le decisioni che servirebbero.