VENEZIA - Alla fine di questo secolo avremo un metro d'acqua in più sul medio mare: è l'allarme lanciato dall'ingegnere idraulico Andrea Rinaldo, nato a Venezia nel 1954, insignito oggi del premio "Veneziano dell'Anno". Rinaldo, professore emerito a Padova e Losanna, ha ricevuto tra gli altri lo Stockholm Water Prize (il Nobel dell'acqua) per i suoi studi nel campo dell'ecoidrologia, scienza che studia le interazioni tra acqua, suolo e clima e che Rinaldo ha contribuito a fondare. Anche se «ho fatto lo scienziato come piano B», scherza. Fino ai 25 anni ha giocato a rugby, arrivando alla serie A alla Nazionale: «Sono stato il capitano dell'Under 20, sono l'azzurro numero 326 - ricorda con orgoglio - nel 1986 abbiamo affrontato gli All Blacks. Ho smesso a 25 anni per un infortunio».
Professore, ci spiega in parole semplici su cosa si concentrano le sue ricerche?
Mi sono occupato di come funziona la natura vista attraverso i fenomeni idraulici, in particolare l'organizzazione delle reti fluviali come corridoi ecologici, per specie, per popolazioni e per malattie portate dall'acqua. La tesi è che è possibile guardare al comportamento delle reti fluviali come una chiave per ridurre le disuguaglianze su scala globale.






