Venezia, città universale per la sua unicità e bellezza, da secoli resiliente alla corrosione dell’acqua del mare, negli ultimi decenni sta lottando anche contro i fenomeni climatici estremi: piogge torrenziali ed alluvioni sempre più frequenti che continuano a minacciare la sua sopravvivenza. Se, fino a pochi anni fa, il sistema del MOSE, costituito da barriere e paratoie mobili, era considerato la salvezza per la città lagunare, entro la fine di questo secolo, con l’innalzamento progressivo dei livelli del mare, potrebbe non essere più sufficiente. Servono nuove soluzioni, che solo la scienza e la ricerca tecnologica possono trovare.
Lo studio internazionale dal titolo “Quali priorità dare alle iniziative di resilienza in risposta a calamità naturali nella Città Metropolitana di Venezia” ha messo insieme una serie di competenze multidisciplinari - dell’Università Ca’ Foscari Venezia, del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici e di ricercatori attivi negli Stati Uniti, in particolare dell’Università della Virginia e della Carnegie Mellon University - con l’obiettivo di offrire gli strumenti per comprendere in quale direzione andare. Una ricerca importante per la Laguna, tanto da aver vinto l’edizione numero 10 del Premio Aspen Institute Italia 2025 per la collaborazione e la ricerca scientifica tra Italia e Stati Uniti. La cerimonia di consegna del riconoscimento, organizzata mercoledì 11, a Roma, premierà gli otto autori dello studio, tra cui Andrea Critto, co-autore dello studio della Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici e dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.







