VENEZIA - Le ultime previsioni del centro maree davano 95 centimetri alle 12 di oggi, un problema per la VeniceMarathon, che si sarebbe potuta trovare con più di qualche partecipante con i piedi a mollo. Per questo ieri sera ha iniziato a circolare la voce che il Mose potrebbe esser messo in funzione, anche se la decisione definitiva sul da farsi è stata presa solo a notte inoltrata. Un tema sicuramente legato alla “visibilità” che la manifestazione ha a livello nazionale.

La scelta di prevedere l’alzata ha creato non pochi tumulti, perché se da un lato gli organizzatori della manifestazione sportiva non potevano che essere assai contenti, dall’altra parte della medaglia c’è un’economia, quella portuale, che si lamenta. Nonostante, a ben vedere, il “fascino” di qualche porzione di Venezia leggermente inondata rende sempre, anche a livello di immagine. Resta però la difficoltà di far capire a chi non è a conoscenza delle dinamiche cittadine che il Mose si è deciso di portarlo in funzione alla quota di 110 centimetri. Inoltre, non sarebbe stata la prima volta che la maratona si sarebbe corsa con qualche tratto allagato, basti ricordare alla riva degli Schiavoni del 2019, quando gli atleti hanno dovuto fare i conti con una difficoltà “extra” per le gambe già provate da gran parte della gara ormai alle spalle. Però per la comunità portuale significa ammanchi economici, lavoro extra (di domenica) non retribuito con tutti i relativi costi. Da qui la richiesta prima di tutto del rispetto delle regole, cioè che il Mose venga alzato alla quota stabilita. Ciò perché, dal punto di vista di chi lavora, diventa complesso trovarsi di fronte a una decisione non attesa, soprattutto in chiave organizzativa.