VENEZIA - Il Mose è stato sollevato anche nell’ultimo giorno di Carnevale. Ma stavolta ha fatto “risparmiare” solo un centimetro di acqua alta. Per un costo, a spanne, attorno ai 50mila euro. Dopo giorni in cui Piazza San Marco si era ritrovata allagata, pur con l’attivazione delle dighe gialle, sulla base di un’interpretazione delle procedure da molti giudicata troppo rigida, ieri è andata un po’ diversamente.

Il sistema (che dovrebbe proteggere dalle acque alte sopra i 110 centimetri) è stato azionato per far fronte a un fenomeno ben più modesto: 84 i centimetri del picco di marea misurato in mare, alla piattaforma del Cnr; 83 quelli poi raggiunti in laguna, alla Punta della Salute, dopo la chiusura delle dighe gialle alla bocca di porto del Lido. Un’attivazione parziale del Mose con il risultato di un centimetro di differenza, appunto, per un costo stimato attorno ai 50mila euro. Per la chiusura di tutte e tre le bocche di porto il conto sale tra i 200 e i 300mila euro.

Numeri e ragionamenti che vanno rapportati alla complessità della gestione del Mose, con le sue tante variabili: dal divenire delle previsioni meteo, con i relativi margini per l’attivazione delle dighe; al difficile equilibrio tra le opposte esigenze della vivibilità della città e dell’attività del porto; fino al tema ambientale. Un quadro in cui anche il costo dei sollevamenti va commisurato agli enormi danni evitati in questi anni dalle dighe gialle. Ma al netto di tutto, il sollevamento di ieri ha spiazzato chi vive la Piazza e nei giorni scorsi aveva lamentato, al contrario, gli allagamenti nonostante il Mose. Un umore diffuso, che chiama in causa la gestione del sistema.