Sotto lo sguardo da gaucho di Luis Carniglia, il primo a sorridere fu Roberto Mandressi.
Liedholm, sempre generoso, lo aveva soprannominato il Rensenbrink della Brianza e lui, per non smentirlo, aveva usato la testa in plateale fuorigioco senza che tra i trentamila del Meazza, in una notte di fine estate, albergasse alcun desiderio di eccepire.
L’8 settembre 1981, in un’atmosfera da diserzione ag…










