Come si può chiedere a un milanista, milanista vero da quasi 70 anni, di scrivere un pensiero su Franco Baresi? C’è tutta la sua vita che scorre davanti agli occhi e si mescola a un bel pezzo della mia.
Eccole le immagini che ritornano, vivissime a distanza di anni, di decenni, indimenticabili. C’è un repertorio infinito in cui scegliere: Baresi che esordisce in serie A a 17 anni, un ragazzino, il piscinin, da un’idea del grande Nils Liedholm. La festa della stella quando ne ha appena compiuti 19. La malinconia delle due retrocessioni in B che non scalfisce la sua fedeltà ai colori rossoneri. La rinascita della squadra con Berlusconi e Sacchi: Baresi in trionfo sulle spalle dei compagni dopo la vittoria della Coppa dei campioni nella magica notte di Barcellona.
Baresi l’invincibile, l’imbattibile che gioca un pezzo del derby del 1989 con un braccio rotto dopo un contrasto con Klinsman. Baresi in nazionale a Usa ’94, il menisco rotto, l’operazione, il recupero prodigioso, il ritorno in campo a due settimane dall’intervento, pronto a guidare la difesa, migliore in campo che poi, come vuole il sortilegio, sbaglia il rigore e piange come un bambino. La partita di addio a San Siro gremito e triste e il Milan che ritira la maglia numero 6: nessuno potrà più indossare il numero del capitano.











