Bellissimi e struggenti i ricordi di Franco Baresi scritti dai colleghi del Corriere. E non solo da loro, per la verità. Ma mi sia consentito un briciolo di partigianeria proprio nel giorno in cui tutti coloro che amano lo sport rendono omaggio al mitico capitano del Milan. E lo fanno sinceramente anche avendo passioni, fedi e appartenenze diverse. Vi è in questa dolorosa circostanza l’emergere di un sentimento nazionale che va al di là di ogni divisione e del quale dovremmo fare tesoro. È un valore straordinario. Una delle eredità civili di un grande campione.

Gli articoli, le testimonianze su Baresi, che appaiono sulla nostra homepage sono tutti da leggere e rileggere. Ogni collega vi ha messo le proprie emozioni nel descrivere la straordinaria vita sportiva di una persona semplice, modesta (nell’accezione migliore del termine), che non si è mai montata la testa. Il capitano del Milan non ha mai dimenticato le proprie umili origini. Sempre disposto a sacrificarsi (andando per esempio in serie B) per la squadra alla quale doveva tutto e verso la quale si è sempre sentito in debito. Non ha mai anteposto la propria carriera e il proprio tornaconto personale ai destini collettivi. Da giovanissimo - mi ricorda Gian Luigi Paracchini - sembrava già un leader anche se non riusciva, lui così timido, a dare del tu a Gianni Rivera.