ROMA – La scienza ha compiuto passi da gigante nella lotta contro l’HIV. Gli strumenti oggi a disposizione possono cambiare infatti il corso futuro della malattia, tra farmaci per la prevenzione e strategie sanitarie che hanno già dimostrato di funzionare. Eppure, mentre le soluzioni sono a portata di mano, il rischio è che milioni di persone non possano beneficiarne. Il paradosso è stato evidenziato nel nuovo rapporto di UNAIDS, l’agenzia delle Nazioni Unite impegnata a porre fine all’epidemia entro il 2030, pubblicato alla vigilia della 26ª Conferenza internazionale sull’AIDS a Rio de Janeiro dal 27 al 31 luglio. Secondo il documento entro la fine di questo decennio oltre tre milioni di persone potrebbero ancora contrarre l’HIV se non verranno adottate misure urgenti. Il problema non è più soltanto scientifico: è soprattutto economico e politico.
Un nuovo farmaco, ma con accesso limitato. Tra le innovazioni più promettenti - scrive UN News - c’è il lenacapavir, un farmaco iniettabile che richiede soltanto due somministrazioni all’anno e che ha un’efficacia nella prevenzione dell’infezione vicina al 100 per cento. Ma l’accesso è fortemente limitato dai costi e dalle regole sui brevetti. Il caso del Brasile è emblematico. Il Paese ha contribuito agli studi clinici che hanno permesso lo sviluppo del medicinale, ma non è stato incluso tra quelli autorizzati a produrre versioni generiche a basso costo. Secondo uno studio dell’Associação Brasileira Interdisciplinar de AIDS (ABIA), il Brasile potrebbe produrre il lenacapavir per 75 dollari per paziente all’anno. La versione brevettata, invece, supera i 20 mila dollari: una cifra insostenibile per il sistema sanitario pubblico brasiliano.









