Per anni è stata al centro del dibattito pubblico, associata a stigma, paura e morte. Oggi dell’HIV si parla molto meno, quasi fosse un capitolo chiuso della storia della medicina. Eppure, il virus dell’immunodeficienza umana è ancora tra noi. Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, nel 2023 ci sono state oltre 2300 nuove diagnosi: un dato in aumento, che dimostra come l’HIV non sia scomparso, né vada sottovalutato. Soprattutto considerando che più della metà dei nuovi diagnosticati arriva a conoscere il suo stato quando ormai l’infezione ha causato danni all’organismo. Un dato davvero inaccettabile, considerando gli strumenti di cura e di prevenzione oggi a disposizione.

Una vita lunga e di qualità

Le terapie antiretrovirali, infatti, oggi permettono alle persone che vivono con il virus di condurre una vita lunga e in buona salute, e soprattutto di non trasmetterlo: chi è in trattamento efficace e ha una carica virale non rilevabile, non trasmette l’infezione. È il principio dell’U=U ("Undetectable = Untransmittable"), confermato dalla comunità scientifica internazionale. Un concetto che si traduce nella possibilità di avere dei rapporti affettivi e sessuali non gravati dall’ansia di poter trasmettere il virus e in un minor stigma sociale.