Fabio Capello ha una connessione particolare con Franco Baresi, lo ha allenato nell'epoca di uno dei Milan più belli e spettacolari della storia, lo ha visto crescere e diventare sempre più forte. Oggi piange la sua scomparsa e in lacrime, come poche volte appare, ha ricordato il leggendario capitano rossonero durante un'intervista a Sky Sport.
«Franco è stato un calciatore e un uomo straordinario. Un giocatore così importante non può non essere ricordato nel modo più bello che possa esserci. Milano deve abbracciarlo e ringraziarlo per quello che ha dato al Milan ma anche all'Italia. E' stato un esempio per tutti, uno di quei calciatori che tutti gli allenatori vorrebbero avere non solo per l'intelligenza che aveva in campo, ma anche per la forza che trasmetteva a tutti i compagni. Non mollava un centimetro né in partita, né in allenamento».L'emozione di Capello nel ricordare Baresi Con la voce quasi rotta dall'emozione ha proseguito: «Ha onorato la fascia da capitano, si è sempre comportato in maniera seria, era il direttore d'orchestra della difesa che in quel Milan era la parte principale dell'ingranaggio. Con Sacchi imparò ad anticipare i movimenti degli avversari e capire il gioco, quando arrivai io cambiammo qualcosa ma mantenne la sua essenza». «Non bastava un giocatore per fermare Diego Armando Maradona ma l'unico in grado di metterlo in difficoltà era Franco Baresi. La sua carriera ha una connessione anche con quella di Gaetano Scirea. Entrambi hanno terminato la loro carriera/vita troppo presto. Sono stati due modelli, i due grandissimi calciatori della storia del calcio italiano». «Baresi è stato un milanista italiano che ha dato tantissimo a tutti i compagni sia del Milan che della Nazionale. Mi piacerebbe molto trovare un giocatore che possa ripercorrere almeno in parte la carriera di Franco Baresi. Sarebbe bellissimo, per ricordare ancora di più tutto quello che ha fatto». «Come lo descriverei se dovessi raccontarlo a un bambino? Ho avuto la fortuna di allenare un ragazzo giovane che si impegnava sempre, non si adagiava mai, era umile e lavorava sempre sodo per raggiungere i risultati. Lui trovava sempre qualcosa di interessante per migliorarsi costantemente» ha concluso Fabio Capello.












