Il 31 luglio si celebra la Giornata mondiale dell’avocado. Che cada nel pieno dell’estate non potrebbe essere più appropriato: quando fuori ci sono trenta gradi e la cucina minaccia di aggiungerne altri dieci, tutto ciò che si può mangiare senza accendere un fornello parte con un certo vantaggio. L’avocado, poi, sembra nato per la parte. Si taglia, si condisce, si schiaccia e, quando la voglia di cucinare raggiunge i minimi stagionali, si affronta direttamente con il cucchiaino.
Secondo una ricerca dell’Organizzazione Mondiale dell’Avocado (WAO), rilasciata in occasione del World Avocado Day, nell’estate del 2025 il frutto è entrato nei carrelli di 6,2 milioni di consumatori europei in più rispetto ai mesi freddi. Nei Paesi dove toast, guacamole e insalate hanno già fatto il grosso del lavoro, i consumi restano stabili. In Italia, invece, la corsa continua: nel 2025 gli acquisti sono aumentati del 26% rispetto all’anno precedente. Una popolarità dell’avocado non si può spiegare soltanto con la fotogenia, anche se anni di brunch pubblicati su Instagram hanno certamente dato una mano.
È composto per circa il 73% da acqua e contiene potassio, magnesio e luteina. Secondo i dati diffusi dalla WAO, avrebbe inoltre il 40% di potassio in più rispetto alla banana, che sull’argomento ha sempre goduto di una fama forse fin troppo tranquilla.








